martedì 23 dicembre 2014

Uno sguardo d'insieme

Prima di gettarsi a capofitto nella grammatica, trovo sia sempre utile farsi un’idea generale della lingua, cioè di come essa funziona, della sua logica.
Non starò qui a spiegarvi come essa si inserisce nel panorama della linguistica, a questo proposito scriverò degli articoli mirati per chi è interessato ad approfondire questo aspetto.
Limitiamoci soltanto a capire, in maniera molto pratica, i meccanismi che regolano questa lingua grammaticalmente così diversa dalla nostra.

Il turco è una lingua agglutinante, cioé fa uso di suffissi che attaccandosi ad una parola ne modificano e determinano il significato.
Per questo motivo più che di “parola”, sarebbe corretto parlare di radice e di suffissi.

Vediamo subito con un esempio cosa intendiamo:
Arkadaşlarım 
con questo unico termine ho espresso ciò che in italiano è I miei amici.

La parola amico (arkadaş), è la radice, mentre tutto il resto è comunicato da una catena di suffissi che, ordinatamente in fila, si sono incollati ad essa. 
Il termine agglutinante si riferisce proprio a questa proprietà “appiccicosa” della lingua turca!

Vediamo nel dettaglio di quanti suffissi ci siamo serviti:

arkadaş (amico, radice) -lar (suff. del plurale) -ım (mio, suff.possessivo)


Ciò che solitamente scoraggia chi approccia questa lingua per la prima volta è comprendere l’armonia vocalica.
Per una spiegazione approfondita di questo tema importantissimo leggete qui.
Intanto vi basti sapere che il turco è una lingua estremamente melodiosa, attenta alla fonetica, e per questo ha sviluppato alcune regole secondo le quali fra vocali ed alcune consonanti esistono delle relazioni precise.
Anche se inizialmente queste possono sembrare abbastanza astruse, sono in realtà congeniate per facilitare ed armonizzare al massimo la pronuncia, perciò vedrete che esercitandovi un po’ verranno presto naturali!
Esse sono imprescindibili perché regolano e mutano tutti i suffissi.

Un esempio rapido di come può agire questa regola:

Elma mela      Elmalar mele
Dede nonno   Dedeler nonni

I suffissi –ler e –lar sono in realtà lo stesso, e cioè quello del plurale, ma in base alla vocale che li precede assumono anch’essi una vocale differente.

Altre caratteristiche del turco sono l’assenza del genere (inteso dal contesto della frase, o espresso con l’uso di termini differenziati, come in alcuni nomi di professioni) e dell’articolo determinativo.
Per esprimere invece l’articolo indeterminativo si usa bir, cioè il numero uno.
Non esiste, inoltre, un vero e proprio verbo essere, così come lo intendiamo in italiano, nè un verbo avere.
Entrambi si esprimono con appositi suffissi e costruzioni che impareremo presto ad usare.
Non abbiate paura!
Però abituatevi gradualmente a mettere da parte i rigidi schemi mentali cui siamo abituati e pensando una frase che vorremmo formulare in turco evitiamo di iniziare con un bel “io sono” o “io ho”!

La struttura grammaticale segue lo schema SOV, cioè soggetto – oggetto – verbo.
Vale a dire, quasi l’opposto dell’italiano!

Vediamo rapidamente cosa significa:
Io mangio la pizza Ben pizza yiyorum (lett. Io la pizza mangio)

Queste dunque le principali caratteristiche del turco che è bene conoscere prima di cominciare a studiare. Possono risultare complicate, ma velocemente vi si entra in sintonia.

Dopo questa panoramica che, spero, sia servita a prepararvi "psicologicamente" a ciò che vi attende, siamo pronti ad entrare nel vivo con i prossimi articoli in cui parleremo di alfabeto, vocali e soprattutto di armonia vocalica!

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