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giovedì 1 gennaio 2015

I pronomi personali

I pronomi personali nella lingua turca sono usati in maniera molto simile all'italiano. 
Quando in funzione di soggetto (Io, Tu, Egli..), come nella nostra lingua, vengono spesso sottintesi.
Una frase come Io mi chiamo Marco è senz'altro corretta, ma è più comune dire Mi chiamo Marco, omettendo il pronome Io.

Ecco, la medesima cosa avviene nel turco, dove essendo le varie coniugazioni dei verbi diversificate per ogni persona, diventa superfluo specificare il soggetto.

(Ben) eve gidiyorum 
(Io) vado a casa
Il soggetto che compie l'azione (io) è specificato dal suffisso um e quindi non è necessario ribadirlo.

Ma vediamo con ordine quali sono i pronomi personali con funzione di soggetto.







Alcune cose da notare. La terza persona singolare egli, cioè O, si riferisce indistintamente a persone (ovviamente sia maschile che femminile) e oggetti. Inoltre, insieme alle particelle bu e şu funge anche da pronome dimostrativo e significa quello.

O kedi siyah
Quel gatto è nero

O kedisini seviyor

Lui ama il suo gatto

La terza persona plurale Onlar, invece, altro non è che O con l'aggiunta del suffisso del plurale. Questa, come vedremo più avanti, costituisce un caso particolare ed usa la consonante n di giunzione.

Dal punto di vista degli usi di questi pronomi, possiamo ragionare precisamente come in italiano. Ad esempio scegliere se usarli o meno in una frase, a dispetto della chiarezza del soggetto, è una pura scelta stilistica. 
A seconda della posizione e della presenza o meno del pronome, possiamo dare sfumature diverse alle nostre frasi.
Vediamo un esempio.

 Gidiyorum!
 Ben gidiyorum! 
Gidiyorum ben!

Vado!
          Io vado!

          Vado, io!


Nel secondo e terzo caso l'uso del pronome intende marcare che proprio Io sto andando, lasciando ad esempio intendere che altri restino.

Molto più usati sono i pronomi con i casi della declinazione.
Eccoli coniugati secondo tutti i casi.







Notiamo subito che acquisendo il suffisso del dativo -e, otteniamo le forme irregolari sana e bana. Anche O presenta un'irregolarità in quanto acquisisce la consonante n.

Cosa significano e come si usano?

Al locativo Bende, Sende, Onda... significano in me, in te, in lui/lei/quello. Si usa sopratutto per creare una struttura particolare che rende il verbo avere.
Sende bozuk para var mı?
Hai dei soldi spicci? 

All'ablativo Benden, Senden, Ondan.. significano da me, da te, da lui/lei/quello.
Senden sadece para istiyor
Da te vuole soltanto soldi

Al dativo Bana, Sana, Ona... significano a me, a te, a lui/lei/quello.
Sana bir hediye aldım
Ti ho preso un regalo (a te)

All'accusativo Beni, Seni, Onu.. corrispondono all'italiano mi, ti si.
Seni unutmadım
Non ti ho dimenticato

Il verbo essere. Forma presente negativa

La volta scorsa abbiamo studiato i suffissi del verbo essere nella sua forma affermativa.

Vediamo questa volta invece come si crea la forma negativa.
Essa sfrutta la particella değil.
Questa significa non, non è. Esprime dunque una negazione.
Affiancando a quest'ultima gli stessi suffissi del verbo essere, avremo dunque ottenuto Non sono, Non sei, Non è e così via..

Notiamo che l'ultima vocale di değil  "blocca" l'armonia vocalica in i.
Perciò in ogni caso, senza variazioni vocaliche, avremo questi suffissi:






Proprio come avevamo già spiegato per quanto riguarda la forma affermativa, le terze persone rimangono invariate.
Ricordiamo sempre che la terza persona singolare e plurale può essere definita dal suffisso -dir (in questo caso değildir), ma che questa specificazione solitamente non è necessaria.
Ancora, la terza persona plurale è definita dal suffisso -ler soltanto se il contesto lo rende necessario.

Vediamo alcuni esempi.

Sabırlı değil     
Non è paziente

Dıkkatlı değiller  
Non sono attenti

Mutlu değilim     
Non sono felice

Meşgul musun?  
Hayır, değilim.

Sei occupato/a?
No, non lo sono.


Evde değiliz
Non siamo in casa

Kolay değil
Non è facile

lunedì 29 dicembre 2014

Il verbo essere. Forma presente affermativa

Come preannunciato nella nostra introduzione, non esiste nella lingua turca un vero e proprio verbo essere, che è in italiano fondamentale anche nel suo ruolo di ausiliare.
L'essere in turco si esprime in due modi: attraverso degli appositi suffissi e con il verbo olmak.

Vediamo nel dettaglio i suffissi, che per comodità chiameremo "del verbo essere", nella loro forma presente affermativa.
Eccoli nello schema riportati in ordine dalla I persona singolare alla III persona plurale.



Seguendo le regole dell'armonia vocalica, dobbiamo ricordare che la vocale i si adegua diventando di volta in volta i ı u ü, mentre la vocale e può diventare a.
Dobbiamo dunque immaginare che ognuno di questi suffissi equivalga a Io sono, Tu sei, Egli è e così via..
Notiamo che la terza persona singolare è vuota. In realtà il suffisso della III persona singolare e plurale sarebbe -dir, ma nella maggior parte dei casi è omesso e sottinteso.
La terza persona plurale non consiste in altro che nel suffisso del plurale, ma anch'esso è per lo più sottinteso e negli esempi vedremo perché.
Prestiamo anche attenzione alle lettere inserite fra parentesi, ed in particolare alla y

Queste vanno utilizzate solo quando necessarie.
Come abbiamo visto nelle regole generali, due vocali non si susseguono mai. Per questo, nel caso in cui la parola-radice termini proprio per vocale, fra questa ed i suffissi inizianti per vocale si interpone la consonante y.


Cosa esprimono questi suffissi?

Proprio come in italiano l'essere non riguarda soltanto un modo, cioè non si riferisce solo ad un aggettivo (sono bello, sono alto ecc..), ma anche ad uno stato (sono sul treno, sono a letto...).

Ricordiamo quindi che i suffissi del verbo essere si legano non soltanto agli aggettivi che esprimono una qualità del soggetto, ma a tutto ciò che può assumere un senso con essi.

Qualche esempio.

Güzelim Sono bello 
Roma’dayım Sono a Roma
Otobüsteyim Sono sull'autobus
Seninleyim Sono con te
Hastayız Siamo malati
Sen misin? Sei tu?
Sıkıcısınız Siete noiosi

Mutluyuz Siamo felici

Vediamo ora nello specifico il caso della III persona singolare e plurale.

Prendiamo la frase 

Marco è intelligente. 
Trattandosi di una III persona singolare, basterà scrivere 
Marco akıllı 
Sarebbe ugualmente giusto scrivere
Marco akıllıdır 
Tuttavia non è necessario e, solitamente, la "precisazione" del suffisso della terza persona 
-dir ha l'effetto di marcare il concetto che si vuole esprimere. Pertanto si usa soprattutto nell'esprimere un giudizio certo, una verità indiscutibile e, non a caso, si applica soprattutto nei testi ufficiali e divulgativi.
Vediamo ad esempio questo breve brano tratto dalla voce "cavallo" di Wikipedia

At, Atgiller (Equidae) familyasına dâhil otçul bir memeli hayvandır.
Il cavallo è un animale mammifero erbivoro appartenente alla famiglia degli Equidae/Atgiller.

Vediamo ora perché non è sempre necessario specificare il suffisso della terza persona plurale.

Prendiamo la frase 

I fiori sono belli
Se il nome fiori è espresso al plurale, viene sottinteso che l'aggettivo è riferito anch'esso al plurale, cioè non vi è concordanza tra nome e aggettivo.
Çiçekler güzeller    ->   Çiçekler güzel
Tutto chiaro?
Provate ora a svolgere questo esercizio.

Oppure andate avanti e studiate il verbo essere presente in forma negativa.

domenica 28 dicembre 2014

I casi della declinazione

Nel turco ci sono dei suffissi "speciali" che forniscono un senso particolare alla radice cui si legano.
Quando si studia la grammatica turca in italiano, essa viene assimilata a quella latina e per questo vengono chiamati casi della declinazione.
Questa definizione farà certamente accendere la lampadina a coloro che hanno studiato latino, ma agli altri, me compresa, non dice molto.
Quindi semplificando al massimo, parleremo di questi casi come suffissi in grado di esprimere specifici complementi.
I casi della declinazione sono sei. Prendendo in prestito la grammatica latina, parliamo di:

  • locativo
  • dativo
  • ablativo
  • accusativo
  • nominativo
  • genitivo

Cosa significa?

Il locativo esprime uno stato in luogo, concreto e astratto, cioè grosso modo significa "in", "nel".
Il suffisso del locativo è -de.
Secondo le regole dell'armonia vocalica e consonantica che abbiamo studiato, sappiamo che esso può presentarsi sotto le forme -de -da -te -ta.
Ev casa evde in casa
Sınıf classe sınıfta in classe

Il dativo esprime un moto a luogo, concreto e astratto, ovvero significa "al", "verso".
Il suffisso del dativo è -e.
Può presentarsi sotto le forme -e -a -ye -ya.
Ev casa eve verso casa
Ankara -> Ankara'ya a/verso Ankara

L'ablativo esprime un moto da luogo, concreto e astratto, cioè significa "dal".
Il suffisso dell'ablativo è -den.
Può presentarsi sotto le forme -den -dan -ten -tan.
İş lavoroten dal lavoro
Tabak piatto tabaktan dal piatto

L'accusativo rende il complemento oggetto definito e si usa solitamente con i verbi che lo richiedono.
Il suffisso dell'accusato è -i.
Può presentarsi sotto le forme -i -u -ı -ü -yi -yu -yı -yü.
E' il caso più complesso e quindi ora non ci soffermeremo troppo sulla sua definizione, ma per rendere l'idea possiamo dire che è necessario tutte le volte in cui va specificato l'oggetto che subisce l'azione espressa dal verbo.
Prendiamo il verbo sevmek, amare. La frase Io amo Carla in turco si dirà Ben Carla' seviyorum.
Perché l'accusativo si aggiunge al nome Carla? Perché il verbo "io amo" deve rispondere alla domanda chi amo? e per questo il nome Carla diventa un oggetto che "subisce" l'azione e va definito.

Il nominativo è la forma originale di un nome, senza l'aggiunta di suffissi.
Top palla
Elma mela

Il genitivo mette in relazione due nomi esprimendo un possesso.
Costituisce, insieme ai suffissi del possessivo, il cardine della lingua turca e per questo sarà utile studiarlo approfonditamente in seguito.
Il suffisso del genitivo è -(n)in.
Può presentarsi sotto le forme  -(n)in -(n)ın (n)un (n)ün.
Kadın donna kadının della donna
Pastane pasticceria pastanenin della pasticceria

I casi locativo, ablativo e dativo sono quelli che più facilmente possono crearci confusione. Soprattutto in italiano siamo soggetti a confonderli perché spesso nella nostra grammatica tendiamo a sovrapporre diversi significati alla stessa preposizione.
Pensiamo alla preposizione da, ad esempio.
Essa può esprimere tutti e tre i casi sopra citati.
Vediamo come:

Da me non avrai niente
Vado da mamma
Resta da noi

Il da me della prima frase sarà in turco benden
Il da mamma della seconda frase sarà anneye
Il da noi della terza frase sarà invece bizde


Può essere utile a mio avviso pensare alla lingua inglese, in cui la distinzione fra queste preposizione è più netta e più facilmente traducibile in turco.
In ogni caso è certo che una sola ed unica traduzione è impossibile, e che questa si adatta di volta in volta al contesto, ma in linea generale possiamo dire che:


  • al suffisso -de corrispondono nel, in, al (italiano) oppure in, at, on (inglese)
  • al suffisso -e corrispondono al, a (italiano) oppure to (inglese)
  • al suffisso -den corrispondono dal, da (italiano) oppure from (inglese)


Ecco quindi un piccolo schema per fissare questi concetti.





Più avanti studieremo nello specifico ognuno di questi suffissi e faremo moltissimi esercizi.
Per il momento leggete questa panoramica e ricordate che la caratteristica dei casi della declinazione è che ogni parola-radice può contenere uno solo di questi suffissi. Sarebbe impossibile attribuire alla stessa parola più complementi, cioè più significati!

sabato 27 dicembre 2014

L'alternanza consonantica

Finora abbiamo studiato i rapporti precisi che intercorrono fra vocali nella lingua turca, cioè l'armonia vocalica (1, 2).

In questa lezione invece osserveremo le regole che riguardano alcune consonanti, cioè le regole dell'armonia consonantica.

Come al solito si tratta di nozioni che andrebbero naturalmente acquisite "a orecchio", oltre che ricordate, per il semplice fatto che sono state stabilite proprio per suonare meglio.
Anche in questo caso sono state sviluppate due regole.

La prima regola riguarda il caso in cui alcune consonanti siano seguite da vocali; il secondo invece riguarda il caso di alcune consonanti seguite da consonanti.


La prima regola riguarda le consonanti ç k p t
Quando una radice termina con una di queste consonanti ed è seguita da una vocale, queste si trasformano rispettivamente in c ğ b d.





Guardiamo lo schema. Come evidenziato dai colori, in questo caso le consonanti diventano più "morbide", pensiamo al colore rosso della ç che sfuma in un arancione trasformandosi in
c.

Ed ora facciamo qualche esempio:
ağaç   albero   ağacınız il vostro albero
etek    gonna   eteğin     la tua gonna
kebap kebab   kebabı    il suo kebab
kanat  ala        kanadı    la sua ala

Vi segnalo una dritta che mi è stata insegnata per ricordare queste consonanti:
keap.


Tuttavia sono moltissime le parole che non seguono questa regola, soprattutto quelle di origine straniera (park -> parkı), quelle monosillabiche (top -> topu) e molte radici verbali (kokmak -> kokuyorum).

Per questo vi consiglio di acquisire queste norme esercitandovi, leggendo e parlando turco.

La seconda regola riguarda le consonanti ç f h k p s ş t.
In questo caso, quando una radice termina con una di queste lettere ed è seguita da un suffisso che inizia con d, g o c, l'iniziale di quest'ultimo cambierà rispettivamente in t, k e ç.




Guardiamo lo schema. In questo secondo caso le consonanti, trasformandosi, diventano più "dure".

Qualche esempio:
çiçek fiore       çiçekçi fioraio (suff. -ci)
sınıf classe     sınıfta in calsse (suff. -da)
park parco      parktan dal parco (suff. -dan)
çalış lavorare  çalışkan laborioso (suff. -gan)
kebap             kebapçı venditore di kebab (suff. -cı)
üç tre              üçte alle tre (suff. -de)

Ci sono diversi modi e filastrocche per ricordare quali consonanti causano questa alternanza consonantica.
Il testo Güle güle riporta questo:
Efe Paşa çok hasta (Efe Pascià è molto malato)

Un'alternativa che mi è stata insegnata e trovo più immediata è questa:
Fıstıı Şahap (Şahap il venditore di pistacchi)

Anche in questo caso sarà importantissimo acquisire queste nozioni con l'esercizio più che con la memoria. Iniziate a formare il vostro "orecchio turco", vedrete che presto una parola pronunciata senza considerare queste regole inizierà a suonarvi strana, e allora non avrete più bisogno di sforzarvi! 

IN BREVE:


  • Per la prima regola ricordatevi la salsa rossa, KeTÇaP.
  • Per la seconda regola ricordate il vostro nuovo amico FıSTıKÇı ŞaHaP.



L'armonia vocalica. Seconda regola

Riprendiamo in questo articolo lo studio dell'armonia vocalica.
Precedentemente abbiamo visto come la prima regola intervenga sui suffissi di tipo -e.


Questa seconda regola riguarda invece i suffissi di tipo –i.

Quando usiamo questi suffissi ci troviamo di fronte ad una scelta vocalica più vasta. Abbiamo infatti quattro opzioni, perché 
la i contenuta nel suffisso può trasformarsi in i, ı, ö oppure ü.
Come sempre la scelta dipenderà dall’ultima vocale contenuta nella parola-radice.
Questa seconda regola è ovviamente un po’ più complessa e, almeno inizialmente, quando il vostro “orecchio” non sarà ancora allenato, dovrete sforzarvi di memorizzarla, ma presto vi suonerà assolutamente naturale.
Nello schema vedremo in successione i rapporti fra vocali e per facilitare la comprensione riporterò degli esempi con diversi suffissi di tipo –i, dei quali ora ci interessa soltanto la vocale e non il significato che studieremo più avanti.


 Guardiamo lo schema.

Quando l’ultima vocale della radice è una a od una ı
, il suffisso prenderà la vocale ı
ayakkabı scarpa ayakkabı
-lık scarpiera
çanta borsa çanta-mız la nostra borsa

Quanto l’ultima vocale della radice è una o od una u, il suffisso prende sempre vocale u
top palla, tondo top-lu rotondo
mum candela mum-luk candelabro

Quando l’ultima vocale della radice è una e od una i, il suffisso prende sempre vocale i
efsane leggenda efsane-si la sua leggenda
mini piccolo mini-cik piccolino

Quando l’ultima vocale della radice è una ö od una ü, il suffisso prende sempre vocale ü
söz parola sözlük vocabolario
süt latte sütlü al latte (agg.)


Dunque ora sappiamo che quando leggiamo un suffisso di questo tipo, dobbiamo sempre immaginare che esso possa in realtà avere quattro  forme.
Cioè, per esser chiari, -li, -
, -lu e –lü
sono tutti lo stesso suffisso!
IMPORTANTE: nessun suffisso può contenere le vocali oö.
Nel libro Lezioni di Turco di Fatma Emine Umur, un piccolo manuale tascabile che consiglio di acquistare, la professoressa ha ideato un metodo molto intelligente per ricordarci di questa regola, cioè scrivere i alla quarta (i
4).
Annotare in questo modo i suffissi di tipo i che man mano incontreremo può essere  molto utile, quindi vi consiglio di prendere appunti utilizzando proprio questo metodo finché non ne avrete più bisogno.


ESERCIZI:
Ecco un esercizio in cui dovrete inserire la vocale giusta seguendo la seconda regola dell'armonia vocalica. Non vi soffermate tanto sul senso delle frasi per il momento, ma solo sulla scelta corretta fra le quattro possibili vocali. Troverete a disposizione anche i caratteri non latini necessari a completarlo, così che non dovrete modificare alcuna impostazione della vostra tastiera.
Vai all'esercizio

giovedì 25 dicembre 2014

L'armonia vocalica. Prima regola

Eccoci pronti ad affrontare una delle chiavi della lingua turca, un tema che nei manuali di studio è spesso reso ancor più ostico da pedanti spiegazioni a carattere linguistico che, per quanto impeccabili, gettano lo studente nel più completo smarrimento!

Cos’è l’armonia vocalica?

Ricordate che nel turco le vocali sono distinte in due gruppi e che vi sono quindi delle relazioni fra vocali dure e dolci?
Bene, con l’armonia vocalica questi rapporti vengono definiti da due leggi.
Queste sono strettamente legate, direi “al servizio” dei suffissi ed ora vedremo perché.


Tutti i suffissi della lingua turca possono dividersi in due gruppi.
Convenzionalmente si dicono
       
  • suffissi di tipo e 
  • suffissi di tipo i

Cosa significa?

  • I suffissi di tipo -e sono appunto quelli che contengono la vocale e.
    Un esempio è il suffisso che crea il plurale –ler.
  • I suffissi di tipo -i invece sono tutti quelli che contengono una i.
    Un esempio è il suffisso aggettivante –li.

Perché abbiamo detto che questi SOLO convenzionalmente vengono chiamati in questo modo?
Perché in realtà all’interno dei suffissi, quella vocale (che sia e od i), si “trasforma”.
A determinarla sarà infatti la vocale che precede, cioè l’ultima vocale contenuta nella radice cui il suffisso si lega.
A dirci in quale vocale si trasformerà sono proprio le leggi dell’armonia vocalica.


I° regola dell'armonia vocalica


La prima regola riguarda i suffissi di tipo –e.
In questo gruppo di suffissi abbiamo soltanto due possibilità di scelta: la vocale può essere e oppure a.
Quando l’ultima vocale della radice cui vogliamo legare il suffisso è una vocale dura (a ı o u), allora la vocale del suffisso sarà una A.
Quando invece l’ultima vocale della radice è una vocale dolce (e i ö ü), allora la vocale del suffisso sarà E.




Guardiamo lo schema: in questa situazione tutte le vocali dure “fanno riferimento” alla lettera A, mentre tutte quelle dolci alla lettera E.

Facciamo subito qualche esempio usando il suffisso del plurale. 
Anche se convenzionalmente (cioè nei libri e nei dizionari) lo troviamo come –ler, adesso sappiamo che può essere –ler o –lar.
Usiamo il colore rosso per le vocali dure e il verde per quelle dolci.
Non dobbiamo fare altro che guardare l’ultima vocale della radice e scegliere:

Elma -> elmalar (mela/e)

Tartı -> tartılar (bilancia/e)

Rezervasyon -> rezervasyonlar (prenotazione/i)

Uyku -> uykular (sonno/i)

Anne -> anneler (mamma/e)

Resim -> resimler (immagine/i)

Göz -> gözler (occhio/i)
Ütü -> ütüler (ferro/i da stiro)

Provate a completare questi due esercizi:

nel primo dovrete creare la forma plurale di un elenco di parole.

Vai all'esercizio

Nel secondo avrete delle frasi più complesse, delle quali al momento non vi deve interessare il significato, nelle quali sono lasciati in bianco gli spazi per le vocali dei suffissi tipo e.
Vai all'esercizio


Per studiare la Seconda Regola dell'Armonia vocalica, invece, clicca qui.

Le vocali



Come abbiamo visto studiando l’alfabeto, il turco possiede otto vocali.
Queste vengono divise in due gruppi in base al loro suono.
Dal punto di vista linguistico esse si distinguono in palatali e prepalatali.
Ma più semplicemente noi le chiameremo vocali dure e vocali dolci.

Le vocali dure (in turco kalın, spesse) sono

A I O U

Le vocali dolci (in turco ince, sottili) invece sono

E İ Ö Ü


Proviamo a pronunciare queste lettere in sequenza, poggiando una mano proprio sul nostro collo, all’altezza della gola, e sentiremo come queste generano in punti diversi.
Le vocali dure sono molto più profonde, gutturali.
Al contrario quelle dolci vengono pronunciate “arrotondando” le labbra.

Da queste osservazioni iniziamo a immaginare sempre queste vocali come divise, appartenenti appunto a due gruppi differenti e sempre in relazione fra loro; le dure con le dure, le dolci con le dolci.
Iniziamo anche a notare come, nella maggior parte delle parole turche, siano sempre contenute vocali appartenenti ad uno stesso gruppo.
Ciò avviene proprio perché il turco è una lingua molto attenta all’armonia, alla musicalità e, per così dire, anche alla fluidità della pronuncia.

Proviamo ancora a ripetere per alcune volte prima le vocali dure e poi quelle dolci.
Vedremo come dopo aver imparato a pronunciarle chiaramente sarà difficile “scalare” da una vocale all’altra.
Ad esempio ora enunciamo di seguito una ı ed una i
Il movimento, lo “sforzo” che la nostra gola e le nostre corde vocali svolgono è quasi l’opposto.
Immaginiamo quindi come sarebbe difficile pronunciare velocemente parole e poi frasi, se non vi fosse attenzione per questa che altro non è che un’armonia vocalica!

Su come quest’ultima si organizzi in due regole precise, ci soffermeremo nel prossimo articolo

Intanto apriamo il nostro dizionario e, con questa nuova consapevolezza, diamo uno sguardo. Noteremo che spesso le vocali di una parola sono tutte dolci, oppure tutte dure. 
In realtà non mancano i vocaboli che eludono l’armonia vocalica, ma nella maggior parte dei casi si tratta di parole acquisite dall’arabo (anche molti termini religiosi), dal farsi, dal francese, dall’italiano, dall’inglese..
Anzi, è proprio osservando le vocali contenute in una parola che sarà facile determinarne almeno superficialmente l’etimologia, la provenienza.

Vediamo alcuni esempi.
In rosso le vocali dure, in blu quelle dolci.

Ecco come funziona perfettamente l’armonia vocalica in vocaboli “sicuramente turchi”:

Mercimek lenticchie

Arkadaş amico

Felsefe filosofia

Ayakkabılık scarpiera

Çorba zuppa

Balık pesce


Ecco invece alcuni termini, di cui molti ben riconoscibili anche da noi, sicuramente acquisiti da altre lingue, in cui le vocali non sono allineate:

Kompozisyon scritto, tema (dal francese)

Krema crema (dall’italiano)

Kalorifer termosifone, calorifero (dall’italiano)

Misafir ospite (dall'arabo)

Tişort t-shirt (dall'inglese)

Ateş fuoco (dal farsi)

Con questi vocaboli di origine straniera notiamo un’altra caratteristica della lingua turca: ad una vocale non segue mai una vocale, cioè non esistono dittonghi.
Ecco allora che parole come radio o Italia, divengono in turco radYo e İtalYa.
La Y è a tutti gli effetti una consonante e nella lingua turca viene moto spesso usata come suono di “raccordo”, cioè connette e intervalla fra loro due vocali che altrimenti si susseguirebbero.
Questo vale tanto nelle parole straniere, quanto in quelle turche dove reso necessario dall’aggiunta di alcuni suffissi.

Ad esempio la frase Sono di Istanbul , si esprime usando i seguenti suffissi:
İstanbul -lu -um
Ma poiché due vocali non possono susseguirsi, essa diverrà:
İstanbul’luyum

Ovviamente anche in questo caso troveremo alcune eccezioni, ma sono davvero poche e riguardano sempre parole acquisite.

L'alfabeto e qualche riflessione sulla pronuncia

Sembra quasi trascurabile soffermarsi sullo studio dell'alfabeto, ma farlo ci offre lo spunto per diverse riflessioni sulla lingua turca.
Il Türk alfabesi è composto da 29 lettere harf, di cui 21 consonanti ünsüz e ben 8 vocali ünlü.
La loro pronuncia non presenta particolari difficoltà, dato che la  maggior parte dei suoni sono comuni anche all'italiano.
Su youtube troverete moltissimi video utili per esercitarvi, io vi propongo questo.



Il grande vantaggio della lingua turca è che ad ogni lettera corrisponde uno ed un solo suono, e viene letta ogni lettera.
Tanti italiani sono convinti che la nostra lingua si "legge come si scrive", ma questo non è affatto vero.
Pensiamo alla  C dell'italiano, essa può essere dolce come in cinema o dura come in casa e la pronuncia differisce in base alla vocale che segue, oppure alla presenza o meno della lettera h, come in chiesa.
Tutto questo non è presente nel turco, dove i due suoni riferibili alla nostra C (dura e dolce) sono associati a due lettere ben distinte e cioè la Ç e la K.

Soffermiamoci ora su alcune lettere.
Il maggior "tranello" per noi italiani è il fatto che il segno che noi leggiamo come C di cena, è letto in turco come la G di gelato.
Nulla di difficile, ma i primi tempi la confusione è assicurata!

La E è generalmente molto più aperta di quella italiana, tanto da confondersi spesso con la A.
Per farvi un'idea ascoltate QUI la pronuncia di teşekkürler grazie, facendo attenzione alla E finale.

La Ğ di fatto non si pronuncia, è chiamata yumuşak ge cioè ge morbida. Si tratta di una consonante antica progressivamente affievolita sino a divenire praticamente muta.
Ha in realtà l'effetto di allungare leggermente la pronuncia della vocale che la precede. Ad esempio la parola dağ montagna, si pronuncerà daa. E sì, yoğurt non si pronuncia yogurt, ma yourt!

La H non è muta come in italiano e va pronunciata, anche se lievemente. Per esperienza vi assicuro che noi italiani dimentichiamo costantemente di farlo, ed in turco questo può rappresentare un discreto problema di comprensione. Ci sono termini che di fatto differiscono soltanto per la presenza o meno di questa lettera, come havuç carota e avuç palmo della mano.

La I (mi raccomando senza puntino!) può presentare qualche difficoltà di pronuncia.
Si tratta di una i strozzata in gola, gutturale.
Due metodi molto poco ortodossi che ho elaborato per spiegare questo suono sono:
pensare al verso che facciamo quando si vuole dire "che schifo" (denti stretti e "eeeewww"),
oppure pensare a pronunciare le lettere dell'alfabeto italiano senza vocali di seguito, cioè ad esempio dire R anzichè ERRE o B anziché .
Prendiamo la parola kırmızı rosso; per pronunciarla adeguatamente proviamo a scriverla senza vocali "krmz" e leggiamola. Quel naturale "intervallo" fra una consonante e l'altra è grosso modo il suono della ı!
Spero di essermi spiegata, ad ogni modo...guardate più volte il video per assicurarvi della pronuncia!

La L è solitamente un po' più delicata della elle italiana ed, in alcune parole, quasi "moscia". Ma questo lo apprenderete ascoltando, ad orecchio.

Stesso discorso per la R, che è molto meno marcata e più sfumata di quella italiana. A volte, se posta alla fine di una parola, quasi non si sente.

La Ö è una O molto chiusa e, per chi ha studiato un po' di francese, corrisponde al suono oeu.

La S corrisponde sempre alla S sorda italiana delle parole sole, sasso, sale.
Rispetto all'italiano quindi, è sempre forte e calcata. Per fare un esempio, questa caratteristica, comune anche all'arabo, fa sì che la parola müslüman, scritta con una sola S sia molto spesso trascritta erroneamente in italiano mussulmano, con due S.

La Ş corrisponde sempre al suono sce dell'italiano, come scena, sciarpa, scempio.

La Ü è una U molto chiusa, come quella francese.

La Y è a tutti gli effetti una consonante ed il suono corrisponde alla y di yoga.

La Z, infine, è molto delicata e corrisponde alla S dolce dell'italiano, contenuta in parole come rosa, raso, viso.


martedì 23 dicembre 2014

Uno sguardo d'insieme

Prima di gettarsi a capofitto nella grammatica, trovo sia sempre utile farsi un’idea generale della lingua, cioè di come essa funziona, della sua logica.
Non starò qui a spiegarvi come essa si inserisce nel panorama della linguistica, a questo proposito scriverò degli articoli mirati per chi è interessato ad approfondire questo aspetto.
Limitiamoci soltanto a capire, in maniera molto pratica, i meccanismi che regolano questa lingua grammaticalmente così diversa dalla nostra.

Il turco è una lingua agglutinante, cioé fa uso di suffissi che attaccandosi ad una parola ne modificano e determinano il significato.
Per questo motivo più che di “parola”, sarebbe corretto parlare di radice e di suffissi.

Vediamo subito con un esempio cosa intendiamo:
Arkadaşlarım 
con questo unico termine ho espresso ciò che in italiano è I miei amici.

La parola amico (arkadaş), è la radice, mentre tutto il resto è comunicato da una catena di suffissi che, ordinatamente in fila, si sono incollati ad essa. 
Il termine agglutinante si riferisce proprio a questa proprietà “appiccicosa” della lingua turca!

Vediamo nel dettaglio di quanti suffissi ci siamo serviti:

arkadaş (amico, radice) -lar (suff. del plurale) -ım (mio, suff.possessivo)


Ciò che solitamente scoraggia chi approccia questa lingua per la prima volta è comprendere l’armonia vocalica.
Per una spiegazione approfondita di questo tema importantissimo leggete qui.
Intanto vi basti sapere che il turco è una lingua estremamente melodiosa, attenta alla fonetica, e per questo ha sviluppato alcune regole secondo le quali fra vocali ed alcune consonanti esistono delle relazioni precise.
Anche se inizialmente queste possono sembrare abbastanza astruse, sono in realtà congeniate per facilitare ed armonizzare al massimo la pronuncia, perciò vedrete che esercitandovi un po’ verranno presto naturali!
Esse sono imprescindibili perché regolano e mutano tutti i suffissi.

Un esempio rapido di come può agire questa regola:

Elma mela      Elmalar mele
Dede nonno   Dedeler nonni

I suffissi –ler e –lar sono in realtà lo stesso, e cioè quello del plurale, ma in base alla vocale che li precede assumono anch’essi una vocale differente.

Altre caratteristiche del turco sono l’assenza del genere (inteso dal contesto della frase, o espresso con l’uso di termini differenziati, come in alcuni nomi di professioni) e dell’articolo determinativo.
Per esprimere invece l’articolo indeterminativo si usa bir, cioè il numero uno.
Non esiste, inoltre, un vero e proprio verbo essere, così come lo intendiamo in italiano, nè un verbo avere.
Entrambi si esprimono con appositi suffissi e costruzioni che impareremo presto ad usare.
Non abbiate paura!
Però abituatevi gradualmente a mettere da parte i rigidi schemi mentali cui siamo abituati e pensando una frase che vorremmo formulare in turco evitiamo di iniziare con un bel “io sono” o “io ho”!

La struttura grammaticale segue lo schema SOV, cioè soggetto – oggetto – verbo.
Vale a dire, quasi l’opposto dell’italiano!

Vediamo rapidamente cosa significa:
Io mangio la pizza Ben pizza yiyorum (lett. Io la pizza mangio)

Queste dunque le principali caratteristiche del turco che è bene conoscere prima di cominciare a studiare. Possono risultare complicate, ma velocemente vi si entra in sintonia.

Dopo questa panoramica che, spero, sia servita a prepararvi "psicologicamente" a ciò che vi attende, siamo pronti ad entrare nel vivo con i prossimi articoli in cui parleremo di alfabeto, vocali e soprattutto di armonia vocalica!