domenica 24 maggio 2015
mercoledì 14 gennaio 2015
Televisione e radio turca in streaming
Esercizio utilissimo a tutti i livelli è quello di ascoltare radio e tv turche. Anche se siamo agli inizi e dunque non capiremo granché, è sempre positivo allenare il nostro orecchio alla pronuncia, alla cadenza e alla rapidità con cui il turco viene parlato nella vita di tutti i giorni.
Vi segnalo allora due siti che offrono la possibilità di guardare in streaming moltissimi canali televisivi ed ascoltare stazioni radio. Il tutto è diviso per tematiche.
Buona visione!
Vi segnalo allora due siti che offrono la possibilità di guardare in streaming moltissimi canali televisivi ed ascoltare stazioni radio. Il tutto è diviso per tematiche.
Buona visione!
mercoledì 7 gennaio 2015
giovedì 1 gennaio 2015
I pronomi personali
I pronomi personali nella lingua turca sono usati in maniera molto simile all'italiano.
Quando in funzione di soggetto (Io, Tu, Egli..), come nella nostra lingua, vengono spesso sottintesi.
Una frase come Io mi chiamo Marco è senz'altro corretta, ma è più comune dire Mi chiamo Marco, omettendo il pronome Io.
Ecco, la medesima cosa avviene nel turco, dove essendo le varie coniugazioni dei verbi diversificate per ogni persona, diventa superfluo specificare il soggetto.
Ma vediamo con ordine quali sono i pronomi personali con funzione di soggetto.
Quel gatto è nero
O kedisini seviyor
Lui ama il suo gatto
La terza persona plurale Onlar, invece, altro non è che O con l'aggiunta del suffisso del plurale. Questa, come vedremo più avanti, costituisce un caso particolare ed usa la consonante n di giunzione.
Dal punto di vista degli usi di questi pronomi, possiamo ragionare precisamente come in italiano. Ad esempio scegliere se usarli o meno in una frase, a dispetto della chiarezza del soggetto, è una pura scelta stilistica.
A seconda della posizione e della presenza o meno del pronome, possiamo dare sfumature diverse alle nostre frasi.
Vediamo un esempio.
Vado, io!
Nel secondo e terzo caso l'uso del pronome intende marcare che proprio Io sto andando, lasciando ad esempio intendere che altri restino.
Molto più usati sono i pronomi con i casi della declinazione.
Eccoli coniugati secondo tutti i casi.
Cosa significano e come si usano?
Al locativo Bende, Sende, Onda... significano in me, in te, in lui/lei/quello. Si usa sopratutto per creare una struttura particolare che rende il verbo avere.
All'ablativo Benden, Senden, Ondan.. significano da me, da te, da lui/lei/quello.
Quando in funzione di soggetto (Io, Tu, Egli..), come nella nostra lingua, vengono spesso sottintesi.
Una frase come Io mi chiamo Marco è senz'altro corretta, ma è più comune dire Mi chiamo Marco, omettendo il pronome Io.
Ecco, la medesima cosa avviene nel turco, dove essendo le varie coniugazioni dei verbi diversificate per ogni persona, diventa superfluo specificare il soggetto.
(Ben) eve gidiyorum
(Io) vado a casaIl soggetto che compie l'azione (io) è specificato dal suffisso um e quindi non è necessario ribadirlo.
Ma vediamo con ordine quali sono i pronomi personali con funzione di soggetto.
Alcune cose da notare. La terza persona singolare egli, cioè O, si riferisce indistintamente a persone (ovviamente sia maschile che femminile) e oggetti. Inoltre, insieme alle particelle bu e şu funge anche da pronome dimostrativo e significa quello.
O kedi siyah
O kedi siyah
O kedisini seviyor
Lui ama il suo gatto
La terza persona plurale Onlar, invece, altro non è che O con l'aggiunta del suffisso del plurale. Questa, come vedremo più avanti, costituisce un caso particolare ed usa la consonante n di giunzione.
Dal punto di vista degli usi di questi pronomi, possiamo ragionare precisamente come in italiano. Ad esempio scegliere se usarli o meno in una frase, a dispetto della chiarezza del soggetto, è una pura scelta stilistica.
A seconda della posizione e della presenza o meno del pronome, possiamo dare sfumature diverse alle nostre frasi.
Vediamo un esempio.
Gidiyorum!
Ben gidiyorum!
Gidiyorum ben!
Vado!Io vado!
Vado, io!
Nel secondo e terzo caso l'uso del pronome intende marcare che proprio Io sto andando, lasciando ad esempio intendere che altri restino.
Molto più usati sono i pronomi con i casi della declinazione.
Eccoli coniugati secondo tutti i casi.
Notiamo subito che acquisendo il suffisso del dativo -e, otteniamo le forme irregolari sana e bana. Anche O presenta un'irregolarità in quanto acquisisce la consonante n.
Cosa significano e come si usano?
Al locativo Bende, Sende, Onda... significano in me, in te, in lui/lei/quello. Si usa sopratutto per creare una struttura particolare che rende il verbo avere.
Sende bozuk para var mı?
Hai dei soldi spicci?
All'ablativo Benden, Senden, Ondan.. significano da me, da te, da lui/lei/quello.
Senden sadece para istiyor
Da te vuole soltanto soldi
Al dativo Bana, Sana, Ona... significano a me, a te, a lui/lei/quello.
Sana bir hediye aldım
Ti ho preso un regalo (a te)
All'accusativo Beni, Seni, Onu.. corrispondono all'italiano mi, ti si.
Seni unutmadım
Non ti ho dimenticato
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Esercizio. Il verbo essere in forma affermativa
Il verbo essere in forma affermativa
Finisci le frasi facendo attenzioni al verbo essere
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Il verbo essere. Forma presente negativa
La volta scorsa abbiamo studiato i suffissi del verbo essere nella sua forma affermativa.
Vediamo questa volta invece come si crea la forma negativa.
Essa sfrutta la particella değil.
Questa significa non, non è. Esprime dunque una negazione.
Affiancando a quest'ultima gli stessi suffissi del verbo essere, avremo dunque ottenuto Non sono, Non sei, Non è e così via..
Notiamo che l'ultima vocale di değil "blocca" l'armonia vocalica in i.
Perciò in ogni caso, senza variazioni vocaliche, avremo questi suffissi:
Vediamo alcuni esempi.
Meşgul musun?
Hayır, değilim.
Sei occupato/a?
No, non lo sono.
Evde değiliz
Non siamo in casa
Kolay değil
Non è facile
Vediamo questa volta invece come si crea la forma negativa.
Essa sfrutta la particella değil.
Questa significa non, non è. Esprime dunque una negazione.
Affiancando a quest'ultima gli stessi suffissi del verbo essere, avremo dunque ottenuto Non sono, Non sei, Non è e così via..
Notiamo che l'ultima vocale di değil "blocca" l'armonia vocalica in i.
Perciò in ogni caso, senza variazioni vocaliche, avremo questi suffissi:
Proprio come avevamo già spiegato per quanto riguarda la forma affermativa, le terze persone rimangono invariate.
Ricordiamo sempre che la terza persona singolare e plurale può essere definita dal suffisso -dir (in questo caso değildir), ma che questa specificazione solitamente non è necessaria.
Ancora, la terza persona plurale è definita dal suffisso -ler soltanto se il contesto lo rende necessario.
Ricordiamo sempre che la terza persona singolare e plurale può essere definita dal suffisso -dir (in questo caso değildir), ma che questa specificazione solitamente non è necessaria.
Ancora, la terza persona plurale è definita dal suffisso -ler soltanto se il contesto lo rende necessario.
Vediamo alcuni esempi.
Sabırlı değil
Non è paziente
Dıkkatlı değiller
Non sono attenti
Mutlu değilim
Non sono felice
Hayır, değilim.
Sei occupato/a?
No, non lo sono.
Evde değiliz
Non siamo in casa
Kolay değil
Non è facile
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mercoledì 31 dicembre 2014
lunedì 29 dicembre 2014
Il verbo essere. Forma presente affermativa
Come preannunciato nella nostra introduzione, non esiste nella lingua turca un vero e proprio verbo essere, che è in italiano fondamentale anche nel suo ruolo di ausiliare.
L'essere in turco si esprime in due modi: attraverso degli appositi suffissi e con il verbo olmak.
Vediamo nel dettaglio i suffissi, che per comodità chiameremo "del verbo essere", nella loro forma presente affermativa.
Eccoli nello schema riportati in ordine dalla I persona singolare alla III persona plurale.
Seguendo le regole dell'armonia vocalica, dobbiamo ricordare che la vocale i si adegua diventando di volta in volta i ı u ü, mentre la vocale e può diventare a.
Dobbiamo dunque immaginare che ognuno di questi suffissi equivalga a Io sono, Tu sei, Egli è e così via..
Notiamo che la terza persona singolare è vuota. In realtà il suffisso della III persona singolare e plurale sarebbe -dir, ma nella maggior parte dei casi è omesso e sottinteso.
La terza persona plurale non consiste in altro che nel suffisso del plurale, ma anch'esso è per lo più sottinteso e negli esempi vedremo perché.
Prestiamo anche attenzione alle lettere inserite fra parentesi, ed in particolare alla y.
Queste vanno utilizzate solo quando necessarie.
Come abbiamo visto nelle regole generali, due vocali non si susseguono mai. Per questo, nel caso in cui la parola-radice termini proprio per vocale, fra questa ed i suffissi inizianti per vocale si interpone la consonante y.
Cosa esprimono questi suffissi?
Proprio come in italiano l'essere non riguarda soltanto un modo, cioè non si riferisce solo ad un aggettivo (sono bello, sono alto ecc..), ma anche ad uno stato (sono sul treno, sono a letto...).
Ricordiamo quindi che i suffissi del verbo essere si legano non soltanto agli aggettivi che esprimono una qualità del soggetto, ma a tutto ciò che può assumere un senso con essi.
Qualche esempio.
Güzelim Sono bello
Roma’dayım Sono a Roma
Otobüsteyim Sono sull'autobus
Seninleyim Sono con te
Hastayız Siamo malati
Sen misin? Sei tu?
Sıkıcısınız Siete noiosi
Mutluyuz Siamo felici
Vediamo ora nello specifico il caso della III persona singolare e plurale.
Prendiamo la frase
-dir ha l'effetto di marcare il concetto che si vuole esprimere. Pertanto si usa soprattutto nell'esprimere un giudizio certo, una verità indiscutibile e, non a caso, si applica soprattutto nei testi ufficiali e divulgativi.
Vediamo ad esempio questo breve brano tratto dalla voce "cavallo" di Wikipedia
Vediamo ora perché non è sempre necessario specificare il suffisso della terza persona plurale.
Prendiamo la frase
Provate ora a svolgere questo esercizio.
Oppure andate avanti e studiate il verbo essere presente in forma negativa.
L'essere in turco si esprime in due modi: attraverso degli appositi suffissi e con il verbo olmak.
Vediamo nel dettaglio i suffissi, che per comodità chiameremo "del verbo essere", nella loro forma presente affermativa.
Eccoli nello schema riportati in ordine dalla I persona singolare alla III persona plurale.
Seguendo le regole dell'armonia vocalica, dobbiamo ricordare che la vocale i si adegua diventando di volta in volta i ı u ü, mentre la vocale e può diventare a.
Dobbiamo dunque immaginare che ognuno di questi suffissi equivalga a Io sono, Tu sei, Egli è e così via..
Notiamo che la terza persona singolare è vuota. In realtà il suffisso della III persona singolare e plurale sarebbe -dir, ma nella maggior parte dei casi è omesso e sottinteso.
La terza persona plurale non consiste in altro che nel suffisso del plurale, ma anch'esso è per lo più sottinteso e negli esempi vedremo perché.
Prestiamo anche attenzione alle lettere inserite fra parentesi, ed in particolare alla y.
Queste vanno utilizzate solo quando necessarie.
Come abbiamo visto nelle regole generali, due vocali non si susseguono mai. Per questo, nel caso in cui la parola-radice termini proprio per vocale, fra questa ed i suffissi inizianti per vocale si interpone la consonante y.
Cosa esprimono questi suffissi?
Proprio come in italiano l'essere non riguarda soltanto un modo, cioè non si riferisce solo ad un aggettivo (sono bello, sono alto ecc..), ma anche ad uno stato (sono sul treno, sono a letto...).
Ricordiamo quindi che i suffissi del verbo essere si legano non soltanto agli aggettivi che esprimono una qualità del soggetto, ma a tutto ciò che può assumere un senso con essi.
Qualche esempio.
Güzelim Sono bello
Roma’dayım Sono a Roma
Otobüsteyim Sono sull'autobus
Seninleyim Sono con te
Hastayız Siamo malati
Sen misin? Sei tu?
Sıkıcısınız Siete noiosi
Mutluyuz Siamo felici
Vediamo ora nello specifico il caso della III persona singolare e plurale.
Prendiamo la frase
Marco è intelligente.Trattandosi di una III persona singolare, basterà scrivere
Marco akıllıSarebbe ugualmente giusto scrivere
Marco akıllıdırTuttavia non è necessario e, solitamente, la "precisazione" del suffisso della terza persona
-dir ha l'effetto di marcare il concetto che si vuole esprimere. Pertanto si usa soprattutto nell'esprimere un giudizio certo, una verità indiscutibile e, non a caso, si applica soprattutto nei testi ufficiali e divulgativi.
Vediamo ad esempio questo breve brano tratto dalla voce "cavallo" di Wikipedia
At, Atgiller (Equidae) familyasına dâhil otçul bir memeli hayvandır.
Il cavallo è un animale mammifero erbivoro appartenente alla famiglia degli Equidae/Atgiller.
Vediamo ora perché non è sempre necessario specificare il suffisso della terza persona plurale.
Prendiamo la frase
I fiori sono belliSe il nome fiori è espresso al plurale, viene sottinteso che l'aggettivo è riferito anch'esso al plurale, cioè non vi è concordanza tra nome e aggettivo.
Çiçekler güzelTutto chiaro?ler-> Çiçekler güzel
Provate ora a svolgere questo esercizio.
Oppure andate avanti e studiate il verbo essere presente in forma negativa.
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Impara il turco con Tarkan!
Un modo simpatico ed efficace per imparare il turco divertendosi!
°
°
°
Tarkan al secolo Tarkan Tevetoğlu (Alzey, 17 ottobre 1972) è un cantante turco.
Tarkan è un noto personaggio dei fumetti turchi anni sessanta, simile a Conan il Barbaro, da cui i genitori hanno tratto ispirazione.
Tarkan è conosciuto in Europa e in America soprattutto grazie alla canzone Şımarık (Viziata), rilanciata successivamente come Kiss Kiss da Holly Valance dopo averne acquisito i diritti da Sezen Aksu, anche a seguito di una disputa avuta da questa con Tarkan stesso. Un'altra delle sue hit è stata Sıkıdım (Shake), singolo uscito subito dopo quello di Simarik. [leggi tutto]
domenica 28 dicembre 2014
I casi della declinazione
Nel turco ci sono dei suffissi "speciali" che forniscono un senso particolare alla radice cui si legano.
Quando si studia la grammatica turca in italiano, essa viene assimilata a quella latina e per questo vengono chiamati casi della declinazione.
Questa definizione farà certamente accendere la lampadina a coloro che hanno studiato latino, ma agli altri, me compresa, non dice molto.
Quindi semplificando al massimo, parleremo di questi casi come suffissi in grado di esprimere specifici complementi.
I casi della declinazione sono sei. Prendendo in prestito la grammatica latina, parliamo di:
Cosa significa?
Il locativo esprime uno stato in luogo, concreto e astratto, cioè grosso modo significa "in", "nel".
Il suffisso del locativo è -de.
I casi locativo, ablativo e dativo sono quelli che più facilmente possono crearci confusione. Soprattutto in italiano siamo soggetti a confonderli perché spesso nella nostra grammatica tendiamo a sovrapporre diversi significati alla stessa preposizione.
Pensiamo alla preposizione da, ad esempio.
Essa può esprimere tutti e tre i casi sopra citati.
Vediamo come:
Da me non avrai niente
Vado da mamma
Resta da noi
Il da me della prima frase sarà in turco benden
Il da mamma della seconda frase sarà anneye
Il da noi della terza frase sarà invece bizde
Può essere utile a mio avviso pensare alla lingua inglese, in cui la distinzione fra queste preposizione è più netta e più facilmente traducibile in turco.
In ogni caso è certo che una sola ed unica traduzione è impossibile, e che questa si adatta di volta in volta al contesto, ma in linea generale possiamo dire che:
Ecco quindi un piccolo schema per fissare questi concetti.
Quando si studia la grammatica turca in italiano, essa viene assimilata a quella latina e per questo vengono chiamati casi della declinazione.
Questa definizione farà certamente accendere la lampadina a coloro che hanno studiato latino, ma agli altri, me compresa, non dice molto.
Quindi semplificando al massimo, parleremo di questi casi come suffissi in grado di esprimere specifici complementi.
I casi della declinazione sono sei. Prendendo in prestito la grammatica latina, parliamo di:
- locativo
- dativo
- ablativo
- accusativo
- nominativo
- genitivo
Cosa significa?
Il locativo esprime uno stato in luogo, concreto e astratto, cioè grosso modo significa "in", "nel".
Il suffisso del locativo è -de.
Secondo le regole dell'armonia vocalica e consonantica che abbiamo studiato, sappiamo che esso può presentarsi sotto le forme -de -da -te -ta.
Ev casa evde in casa
Sınıf classe sınıfta in classe
Ev casa evde in casa
Sınıf classe sınıfta in classe
Il dativo esprime un moto a luogo, concreto e astratto, ovvero significa "al", "verso".
Il suffisso del dativo è -e.
Può presentarsi sotto le forme -e -a -ye -ya.
Ev casa eve verso casa
Ankara -> Ankara'ya a/verso Ankara
L'ablativo esprime un moto da luogo, concreto e astratto, cioè significa "dal".
Il suffisso dell'ablativo è -den.
Può presentarsi sotto le forme -den -dan -ten -tan.
Il suffisso dell'ablativo è -den.
Può presentarsi sotto le forme -den -dan -ten -tan.
İş lavoro işten dal lavoro
Tabak piatto tabaktan dal piatto
L'accusativo rende il complemento oggetto definito e si usa solitamente con i verbi che lo richiedono.
Il suffisso dell'accusato è -i.
Può presentarsi sotto le forme -i -u -ı -ü -yi -yu -yı -yü.
E' il caso più complesso e quindi ora non ci soffermeremo troppo sulla sua definizione, ma per rendere l'idea possiamo dire che è necessario tutte le volte in cui va specificato l'oggetto che subisce l'azione espressa dal verbo.
Prendiamo il verbo sevmek, amare. La frase Io amo Carla in turco si dirà Ben Carla'yı seviyorum.
Perché l'accusativo si aggiunge al nome Carla? Perché il verbo "io amo" deve rispondere alla domanda chi amo? e per questo il nome Carla diventa un oggetto che "subisce" l'azione e va definito.
Prendiamo il verbo sevmek, amare. La frase Io amo Carla in turco si dirà Ben Carla'yı seviyorum.
Perché l'accusativo si aggiunge al nome Carla? Perché il verbo "io amo" deve rispondere alla domanda chi amo? e per questo il nome Carla diventa un oggetto che "subisce" l'azione e va definito.
Il nominativo è la forma originale di un nome, senza l'aggiunta di suffissi.
Top palla
Elma mela
Il genitivo mette in relazione due nomi esprimendo un possesso.
Costituisce, insieme ai suffissi del possessivo, il cardine della lingua turca e per questo sarà utile studiarlo approfonditamente in seguito.
Il suffisso del genitivo è -(n)in.
Può presentarsi sotto le forme -(n)in -(n)ın (n)un (n)ün.
Costituisce, insieme ai suffissi del possessivo, il cardine della lingua turca e per questo sarà utile studiarlo approfonditamente in seguito.
Il suffisso del genitivo è -(n)in.
Può presentarsi sotto le forme -(n)in -(n)ın (n)un (n)ün.
Kadın donna kadının della donna
Pastane pasticceria pastanenin della pasticceria
Pastane pasticceria pastanenin della pasticceria
I casi locativo, ablativo e dativo sono quelli che più facilmente possono crearci confusione. Soprattutto in italiano siamo soggetti a confonderli perché spesso nella nostra grammatica tendiamo a sovrapporre diversi significati alla stessa preposizione.
Pensiamo alla preposizione da, ad esempio.
Essa può esprimere tutti e tre i casi sopra citati.
Vediamo come:
Da me non avrai niente
Vado da mamma
Resta da noi
Il da me della prima frase sarà in turco benden
Il da mamma della seconda frase sarà anneye
Il da noi della terza frase sarà invece bizde
Può essere utile a mio avviso pensare alla lingua inglese, in cui la distinzione fra queste preposizione è più netta e più facilmente traducibile in turco.
In ogni caso è certo che una sola ed unica traduzione è impossibile, e che questa si adatta di volta in volta al contesto, ma in linea generale possiamo dire che:
- al suffisso -de corrispondono nel, in, al (italiano) oppure in, at, on (inglese)
- al suffisso -e corrispondono al, a (italiano) oppure to (inglese)
- al suffisso -den corrispondono dal, da (italiano) oppure from (inglese)
Ecco quindi un piccolo schema per fissare questi concetti.
Più avanti studieremo nello specifico ognuno di questi suffissi e faremo moltissimi esercizi.
Per il momento leggete questa panoramica e ricordate che la caratteristica dei casi della declinazione è che ogni parola-radice può contenere uno solo di questi suffissi. Sarebbe impossibile attribuire alla stessa parola più complementi, cioè più significati!
Per il momento leggete questa panoramica e ricordate che la caratteristica dei casi della declinazione è che ogni parola-radice può contenere uno solo di questi suffissi. Sarebbe impossibile attribuire alla stessa parola più complementi, cioè più significati!
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sabato 27 dicembre 2014
L'alternanza consonantica
Finora abbiamo studiato i rapporti precisi che intercorrono fra vocali nella lingua turca, cioè l'armonia vocalica (1, 2).
In questa lezione invece osserveremo le regole che riguardano alcune consonanti, cioè le regole dell'armonia consonantica.
Come al solito si tratta di nozioni che andrebbero naturalmente acquisite "a orecchio", oltre che ricordate, per il semplice fatto che sono state stabilite proprio per suonare meglio.
Anche in questo caso sono state sviluppate due regole.
La prima regola riguarda il caso in cui alcune consonanti siano seguite da vocali; il secondo invece riguarda il caso di alcune consonanti seguite da consonanti.
La prima regola riguarda le consonanti ç k p t.
Quando una radice termina con una di queste consonanti ed è seguita da una vocale, queste si trasformano rispettivamente in c ğ b d.
Guardiamo lo schema. Come evidenziato dai colori, in questo caso le consonanti diventano più "morbide", pensiamo al colore rosso della ç che sfuma in un arancione trasformandosi in
c.
Ed ora facciamo qualche esempio:
ağaç albero ağacınız il vostro albero
etek gonna eteğin la tua gonna
kebap kebab kebabı il suo kebab
kanat ala kanadı la sua ala
Vi segnalo una dritta che mi è stata insegnata per ricordare queste consonanti:
ketçap.
Tuttavia sono moltissime le parole che non seguono questa regola, soprattutto quelle di origine straniera (park -> parkı), quelle monosillabiche (top -> topu) e molte radici verbali (kokmak -> kokuyorum).
Per questo vi consiglio di acquisire queste norme esercitandovi, leggendo e parlando turco.
La seconda regola riguarda le consonanti ç f h k p s ş t.
In questo caso, quando una radice termina con una di queste lettere ed è seguita da un suffisso che inizia con d, g o c, l'iniziale di quest'ultimo cambierà rispettivamente in t, k e ç.
Guardiamo lo schema. In questo secondo caso le consonanti, trasformandosi, diventano più "dure".
Qualche esempio:
çiçek fiore çiçekçi fioraio (suff. -ci)
sınıf classe sınıfta in calsse (suff. -da)
park parco parktan dal parco (suff. -dan)
çalış lavorare çalışkan laborioso (suff. -gan)
kebap kebapçı venditore di kebab (suff. -cı)
üç tre üçte alle tre (suff. -de)
Ci sono diversi modi e filastrocche per ricordare quali consonanti causano questa alternanza consonantica.
Il testo Güle güle riporta questo:
Efe Paşa çok hasta (Efe Pascià è molto malato)
Un'alternativa che mi è stata insegnata e trovo più immediata è questa:
Fıstıkçı Şahap (Şahap il venditore di pistacchi)
Anche in questo caso sarà importantissimo acquisire queste nozioni con l'esercizio più che con la memoria. Iniziate a formare il vostro "orecchio turco", vedrete che presto una parola pronunciata senza considerare queste regole inizierà a suonarvi strana, e allora non avrete più bisogno di sforzarvi!
IN BREVE:
In questa lezione invece osserveremo le regole che riguardano alcune consonanti, cioè le regole dell'armonia consonantica.
Come al solito si tratta di nozioni che andrebbero naturalmente acquisite "a orecchio", oltre che ricordate, per il semplice fatto che sono state stabilite proprio per suonare meglio.
Anche in questo caso sono state sviluppate due regole.
La prima regola riguarda il caso in cui alcune consonanti siano seguite da vocali; il secondo invece riguarda il caso di alcune consonanti seguite da consonanti.
La prima regola riguarda le consonanti ç k p t.
Quando una radice termina con una di queste consonanti ed è seguita da una vocale, queste si trasformano rispettivamente in c ğ b d.
Guardiamo lo schema. Come evidenziato dai colori, in questo caso le consonanti diventano più "morbide", pensiamo al colore rosso della ç che sfuma in un arancione trasformandosi in
c.
Ed ora facciamo qualche esempio:
ağaç albero ağacınız il vostro albero
etek gonna eteğin la tua gonna
kebap kebab kebabı il suo kebab
kanat ala kanadı la sua ala
Vi segnalo una dritta che mi è stata insegnata per ricordare queste consonanti:
ketçap.
Tuttavia sono moltissime le parole che non seguono questa regola, soprattutto quelle di origine straniera (park -> parkı), quelle monosillabiche (top -> topu) e molte radici verbali (kokmak -> kokuyorum).
Per questo vi consiglio di acquisire queste norme esercitandovi, leggendo e parlando turco.
La seconda regola riguarda le consonanti ç f h k p s ş t.
In questo caso, quando una radice termina con una di queste lettere ed è seguita da un suffisso che inizia con d, g o c, l'iniziale di quest'ultimo cambierà rispettivamente in t, k e ç.
Guardiamo lo schema. In questo secondo caso le consonanti, trasformandosi, diventano più "dure".
Qualche esempio:
çiçek fiore çiçekçi fioraio (suff. -ci)
sınıf classe sınıfta in calsse (suff. -da)
park parco parktan dal parco (suff. -dan)
çalış lavorare çalışkan laborioso (suff. -gan)
kebap kebapçı venditore di kebab (suff. -cı)
üç tre üçte alle tre (suff. -de)
Ci sono diversi modi e filastrocche per ricordare quali consonanti causano questa alternanza consonantica.
Il testo Güle güle riporta questo:
Efe Paşa çok hasta (Efe Pascià è molto malato)
Un'alternativa che mi è stata insegnata e trovo più immediata è questa:
Fıstıkçı Şahap (Şahap il venditore di pistacchi)
Anche in questo caso sarà importantissimo acquisire queste nozioni con l'esercizio più che con la memoria. Iniziate a formare il vostro "orecchio turco", vedrete che presto una parola pronunciata senza considerare queste regole inizierà a suonarvi strana, e allora non avrete più bisogno di sforzarvi!
IN BREVE:
- Per la prima regola ricordatevi la salsa rossa, KeTÇaP.
- Per la seconda regola ricordate il vostro nuovo amico FıSTıKÇı ŞaHaP.
Esercizio - I suffissi di tipo i
Inserisci la vocale giusta (i, ı, u, ü)
Scrivi la vocale giusta negli spazi vuoti. Premi il tasto controlla per verificare le risposte quando hai finito.
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